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salotto!»   
   «E a non sporcare il vestito di Mar'ja Genrichovna!» fecero eco altre voci.   
   Rostov e Il'in andarono in cerca di un cantuccio ove cambiarsi i vestiti fradici senza offendere il pudore di Mar'ja Genrichovna. Fecero per portarsi dietro un tramezzo e ivi rivestirsi: ma in quel minuscolo sgabuzzino erano già stipati tre ufficiali che giocavano a carte alla luce di una candela posata sopra una cassa vuota, e che non vollero cedere il posto a nessun costo. Allora Mar'ja Genrichovna prestò per un momento una delle sue gonne perché la usassero come tenda, e dietro questa tenda Rostov e Il'in si tolsero gli indumenti bagnati e se ne misero di asciutti con l'aiuto di Lavruška che aveva portato i fagotti.   
   Nella vecchia stufa malandata avevano acceso il fuoco. Avevano trovata un'asse, e dopo averla sistemata su due selle, ci avevano steso sopra una gualdrappa; avevano preso un piccolo samovar, una dispensina portatile e mezza bottiglia di rhum: poi, pregata Mar'ja Genrichovna di fare da padrona di casa, tutti si erano radunati intorno a lei. Chi le offriva un fazzoletto pulito per asciugarsi le belle manine, chi le stendeva sotto i piedini la mantellina da ussaro perché non sentisse l'umidità, chi appendeva il mantello alla finestra perché non filtrasse l'aria, chi scacciava le mosche dalla faccia del marito affinché non si svegliasse.   
   «Lasciatelo in pace,» diceva Mar'ja Genrichovna, sorridendo timida e felice, «dorme bene lo stesso: la scorsa notte non ha chiuso occhio.»   
   «Non si può, Mar'ja Genrichovna,» rispose un ufficiale, «bisogna esser cortesi, col nostro dottore. Tutto può succedere: chissà che anche lui non sia caritatevole con me quando mi dovrà tagliare una gamba o un braccio!»   
   I bicchieri erano solo tre; l'acqua era così torbida che non si

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