malattia della figlia prediletta se non avesse saputo che questa malattia gli costava migliaia di rubli e che egli non avrebbe esitato a spenderne altre migliaia pur di recarle giovamento; se non avesse avuto la consapevolezza che, se nemmeno così si fosse ripresa, egli non avrebbe esitato a sacrificarne altri mille ancora, e che l'avrebbe portata all'estero, e ivi avrebbe chiesto altri consulti medici; se non avesse avuto la possibilità di raccontare nei minuti particolari come Métivier e Feller non avessero capito nulla, mentre Frise aveva capito e Mudrov aveva diagnosticato la malattia con precisione e acume anche maggiori? Che cosa avrebbe fatto, la contessa, se talvolta non avesse potuto inquietarsi con Nataša perché non osservava alla lettera le prescrizioni mediche?
«Così non guarirai mai,» diceva, dimenticando per la stizza il proprio dolore, «se non dai retta al dottore e non prendi in tempo le medicine! C'è poco da scherzare quando ti potrebbe venire una pneumonia!» diceva la contessa; e già nel pronunciare questa parola non per lei sola incomprensibile, provava un gran conforto.
Che cos'avrebbe fatto, Sonja, se non avesse avuto la gioiosa consapevolezza che, nel primo periodo della malattia di Nataša, per tre notti non si era svestita, per esser pronta ad eseguire a puntino tutte le prescrizioni del medico, e che anche adesso la notte non dormiva per non lasciarsi sfuggire le ore in cui bisognava somministrare quelle certe pillole (non troppo dannose... ) contenute nella scatoletta dorata? E persino per Nataša - anche se, a sentir lei, nessuna medicina avrebbe saputo guarirla, e che erano tutte stupidaggini - perfino per lei era consolante vedere che per la sua salute si facevano tanti sacrifici, che ad ore fisse doveva prendere le medicine; e perfino le riusciva di conforto poter dimostrare che, trascurando di fare quanto le era stato