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sempre... che cosa devo fare della mia vita...» pensava.   
   Il diacono avanzò sull'ambone; allargando il pollice si ravviò i lunghi capelli che gli uscivano dalla dalmatica; poi posatasi la croce sul petto, prese a recitare in tono alto e solenne le parole della preghiera:   
   «Concordi preghiamo il Signore...»   
   «Concordi, tutti insieme, senza diversità di condizione, senza astio, ma uniti da un amore fraterno, preghiamo» pensava Nataša.   
   «Per il mondo di lassù e per la salvezza delle anime nostre!»   
   «Per il mondo degli angeli e delle anime di tutte le creature incorporee che vivono sopra di noi,» pregò Nataša   
   Quando pregarono per l'esercito, ella si ricordò del fratello e di Denisov. Quando pregarono per i naviganti e i viaggiatori, si ricordò del principe Andrej e pregò per lui, e pregò affinché Dio le perdonasse il male che gli aveva fatto. Quando pregarono per coloro che ci amano, pregò per i suoi familiari, per il padre, la madre, per Sonja: ora per la prima volta comprendeva tutta la gravità della propria colpa di fronte a loro, sentendo tutta la forza dell'amore che provava per loro. Quando pregarono per coloro che ci odiano, si inventò dei nemici e degli odiatori al solo scopo di poter pregare per loro. Poneva fra i nemici i creditori e tutti coloro che avevano a che fare con suo padre. E ogni volta, al pensiero dei nemici e di coloro che ci odiano, si ricordava di Anatol' che le aveva fatto tanto male; e sebbene questo ultimo non fosse un odiatore, pregò gioiosamente per lui come per un nemico. Solo nella preghiera trovava la forza di ricordare con calma e con chiarezza sia il principe Andrej, sia Anatol', come persone verso le quali i suoi sentimenti erano nulla in confronto al suo sentimento di paura e di reverenza per Dio. Quando pregarono per la famiglia imperiale e per il Sinodo, si prosternò

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