perché lei rispondesse agli interrogativi che gli si presentavano, ma perché l'immagine di lei lo trasportava tosto in un'altra, luminosa regione di fervore spirituale, dove non poteva esistere chi avesse ragione o colpa: nella regione della bellezza e dell'amore, per la quale la vita acquistava senso. Qualunque bassezza umana gli si presentasse, egli si diceva: «Lascia pure che il tale abbia derubato lo Stato e lo zar, e che lo Stato e lo zar lo colmino di onori,» pensava. «In compenso lei ieri mi ha sorriso e mi ha pregato di tornare; e io l'amo e nessuno lo saprà mai.»
Pierre continuava a frequentare la buona società, continuava a bere molto e a condurre la stessa vita oziosa e dissipata, perché, a parte le ore che trascorreva dai Rostov, doveva pur passare il resto del suo tempo in qualche modo, e le abitudini e le conoscenze contratte a Mosca lo trascinavano inesorabili verso un genere d'esistenza che l'aveva soggiogato. Ma negli ultimi tempi, mentre dal teatro delle operazioni di guerra giungevano voci sempre più allarmanti; mentre la salute di Nataša andava migliorando e lei aveva cessato di suscitare quel sentimento di sollecita pietà, cominciò a essere assalito da un sentimento di crescente inquietudine che non riusciva a spiegarsi. Sentiva che la situazione in cui si trovava non poteva durare a lungo, che sarebbe sopraggiunta una catastrofe destinata a cambiare tutto il corso della sua vita; e con ansia andava cercando dappertutto i sintomi di questa imminente catastrofe. Da uno dei confratelli massoni era stata rivelata a Pierre la seguente profezia su Napoleone tratta dall'Apocalisse dell'apostolo Giovanni.
Nell'Apocalisse, al capitolo tredicesimo, versetto decimottavo, è detto: «Qui sta la sapienza; chi ha intelletto, calcoli la cifra della bestia: giacché è cifra che indica un uomo e la sua cifra è