Pierre arrivò presto per trovarli soli.
In quell'anno era così ingrassato, che sarebbe sembrato mostruoso se non fosse stato tanto alto di statura e saldo di membra, da reggere con palese disinvoltura alla sua obesità.
Ansimando e bofonchiando qualcosa fra sé si avviò su per le scale. Il cocchiere non gli chiese se dovesse aspettare. Sapeva che quando il conte era in casa Rostov, vi si tratteneva fino a mezzanotte, i domestici dei Rostov si precipitarono sorridenti a togliergli il mantello, il cappello e il bastone. Seguendo l'abitudine del club, Pierre lasciava in anticamera anche il bastone e il cappello.
La prima persona nella quale s'imbatté fu Nataša. Anzi, la udì ancor prima di vederla, mentre in anticamera si toglieva il mantello. Nataša in salone si esercitava al solfeggio. Pierre sapeva che lei non cantava più da quando era stata malata, cosicché il suono della sua voce lo sorprese e lo rallegrò. Aprì silenzioso la porta e vide Nataša che andava su e giù per la stanza cantando, vestita dello stesso abito lilla col quale era andata a messa. Quando lui aprì la porta camminava volgendogli le spalle, ma allorché si volse bruscamente e vide il volto pingue e stupito di Pierre, arrossì e subito gli mosse incontro.
«Voglio di nuovo provarmi a cantare,» disse. «Se non altro un'occupazione,» aggiunse, come a scusarsi.
«Benissimo!»
«Come sono contenta che siate venuto! Oggi mi sento felice!» soggiunse con l'antica animazione che Pierre da tanto tempo non ravvisava in lei. «Sapete, Nicolaj è stato insignito della croce di San Giorgio. Sono proprio orgogliosa di lui.»
«Sono stato io stesso a mandarvi l'ordine del giorno. Ad ogni modo non