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voglio disturbarvi,» disse Pierre; e s'avviò per passare in salotto.   
   «Conte, è forse male che io canti?» disse Nataša facendosi rossa, ma fissando Pierre con espressione interrogativa, senza distogliere gli occhi da lui.   
   «No... Perché mai? Al contrario... Ma perché me lo domandate?»   
   «Non lo so nemmeno io,» rispose in fretta Nataša, «ma non vorrei far niente che non vi piacesse. Ripongo fiducia in voi, in tutto e per tutto. Voi non sapete quanto siate importante e quanto avete fatto, per me!...» Parlava in fretta, e non si accorse che Pierre, a quelle parole, era arrossito. «Ho visto in quell'ordine del giorno che lui, Bolkonskij (proferì questo nome in un rapido bisbiglio), che lui è in Russia e presta di nuovo servizio nell'esercito. Che cosa ne pensate?» disse, sempre parlando velocemente, con una palese ansia di parlare perché aveva paura che all'improvviso gliene mancassse la forza, «un giorno mi potrà perdonare? Non mi serberà rancore? Che cosa ne pensate, voi? Che cosa ne pensate?»   
   «Io penso...» disse Pierre. «Lui non ha nulla da perdonarvi... Se fossi al posto suo...»   
   Per un'associazione di ricordi Pierre mentalmente si riportò al giorno in cui, per consolarla, le aveva detto che se lui non fosse stato lui, ma l'uomo migliore di questo mondo, e se fosse stato libero, avrebbe chiesto in ginocchio la sua mano; e lo stesso sentimento di compassione, di tenerezza e d'amore lo invase; le stesse parole d'allora gli vennero alle labbra. Ma Nataša non gli diede il tempo di pronunciarle.   
   «Sì, voi, voi,» diss'ella, pronunciando con estasi questo voi, «voi siete un'altra cosa. Più buono, più generoso di voi non conosco nessuno; non può esistere persona migliore. Se non ci foste stato voi, allora, e

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