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con l'animazione.   
   «Ecco una vera patriota!» esclamò Šinšin.   
   «Non sono affatto una patriota,» rispose Nataša risentita. «Voi scherzate su tutto, ma qui non è proprio il caso...»   
   «Altro che scherzi!» ripeté il conte. «Basta che dica una parola lui e tutti gli andremo dietro... Non siamo mica dei tedeschi qualsiasi, noi...»   
   «Ma avete notato,» disse Pierre, «quella frase che dice "per consultarci"?»   
   «Ma sì, sì, di qualunque cosa si tratti...»   
   Intanto Petja, al quale nessuno aveva fatto caso, si avvicinò al padre, e disse, tutto rosso in viso, con una voce spezzata, ora aspra, ora acuta:   
   «Be', adesso papà, ve lo voglio dire, una volta per tutte... E anche a voi, mamma, pensate pure quello che volete. Dovete permettermi di arruolarmi, perché io non posso... ecco tutto...»   
   La contessa, sgomenta, levò gli occhi al cielo, batté le mani e si rivolse al marito in tono adirato:   
   «Ecco il frutto dei tuoi discorsi!» disse.   
   Ma il conte si era già ripreso dall'emozione.   
   «Be', be',» disse. «Ecco un altro guerriero! Lascia perdere queste sciocchezze: tu devi studiare.»   
   «Queste non sono idee sciocche, papà. Petja Obolenskij è minore di me, eppure anche lui si arruola. E poi non posso studiare, in momenti come questi...» Petja s'interruppe... Arrossì fino a sudarne, ma riuscì a dire: «Adesso che la patria è in pericolo...»   
   «Basta, basta, tutte stupidaggini...»   

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