lo assillavano.
Fu letto il manifesto dell'imperatore che aveva suscitato tanta entusiastica adesione; poi tutti si dispersero qua e là chiacchierando. Oltre che dei soliti interessi, Pierre aveva udito parlare dei ruoli che sarebbero stati assegnati ai marescialli della nobiltà quando fosse entrato l'imperatore, di quando si sarebbe dovuto indire il ballo in onore di Sua Maestà, se fosse preferibile dividersi in base ai distretti o restare uniti per tutto il governatorato, e altre cose della stessa indole. Ma non appena si toccava il tasto della guerra e il motivo per cui era stata convocata la nobiltà, i discorsi diventavano vaghi e indecisi. Tutti preferivano ascoltare piuttosto che esprimere opinioni personali.
In una delle sale teneva concione un uomo di mezza età, bello, virile, in uniforme da ufficiale di marina in congedo, e intorno a lui s'era radunato un folto gruppo di persone. Pierre si avvicinò al circolo formatosi intorno all'oratore e si mise in ascolto. Anche il conte Il'ia Andreiè, che andava qua e là tra la folla, il viso atteggiato a un affabile sorriso, indossando il suo caffettano da voevoda dei tempi di Caterina, buon conoscente di tutti si avvicinò al gruppo e anch'egli prese ad ascoltare col suo buon sorriso; come sempre, faceva cenni d'assenso col capo, quasi a manifestare la sua approvazione. L'ufficiale di marina in congedo parlava in termini molto arditi: lo si capiva dall'espressione del viso degli ascoltatori e dal fatto che le persone note a Pierre come tranquille e concilianti si allontanavano da lui disapprovandolo, oppure lo contraddicevano. Pierre si fece largo verso il centro del gruppo, ascoltò con maggior attenzione e si convinse che l'uomo che parlava era in effetti un liberale, ma in senso diverso da quello che lui aveva supposto. L'ufficiale di marina parlava con quella voce baritonale, sonora e