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cantante, tipica dei nobili, con una piacevole erre grassa e l'elisione delle consonanti: quella voce con cui si grida «Cameie-e, una pipa!» e altre cose del genere. Nella sua voce risuonava la consuetudine alla baldoria e al comando.   
   «Che impo-ta se quelli di Smolensk hanno proposto delle milizie all'imperato-e? Dettano forse legge quelli di Smolensk? Se la generosa nobiltà del governato-ato di Mosca lo riterrà necessario, potrà dimostrare la sua devozione all'imperato-e anche in alt-o modo. Abbiamo forse dimenticato le milizie del 1807! Ci hanno guadagnato solo i bigotti e i mangioni!»   
   Il conte Il'ja Andreiè, sorridendo con dolcezza, annuiva in segno d'approvazione.   
   «E che forse, allora, le milizie di noialt-i proprietari hanno recato qualche giovamento allo Stato? Nessuno! Hanno soltanto rovinato i nostri patrimoni. Meglio la coscrizione, allora... altrimenti gli uomini ti tornano indietro che non sono diventati soldati e non sono più contadini, col risultato che si saranno corrotti! I nobili non vogliono certo risparmiare la loro vita: andremo in massa, prenderemo con noi le nostre reclute, e tutti moriremo per l'imperato-e: basterà che lui faccia un cenno!» continuò l'oratore riscaldandosi sempre più.   
   Il'ja Andreiè deglutiva saliva dal piacere e dava gomitate a Pierre; ma a Pierre era venuta voglia di dire anche lui qualcosa. Si fece dunque avanti, eccitato, senza sapere ancora con esattezza quello che avrebbe detto. Aveva appena aperto bocca, quando fu interrotto da un senatore completamente sdentato, con una faccia rabbiosa e intelligente, fermo accanto all'oratore. Palesemente assuefatto a trattare problemi e a prender parte a dibattiti, costui si mise a parlare con voce sommessa ma

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