nobile. «Bisogna agire piuttosto. La guerra è già sul territorio russo. Il nostro nemico viene per distruggere la Russia, per profanare le tombe dei nostri padri, per portar via le donne e i bambini.» E il nobile si batté il petto. «Insorgeremo tutti, tutti prenderemo le armi per lo zar nostro padre!» gridò, sbarrando gli occhi iniettati di sangue.
E voci d'approvazione si levarono dalla folla.
«Noi siamo russi e non risparmieremo il nostro sangue per difendere la nostra fede, il trono e la patria. E lasciamo perdere le ciance, se siamo veri figli della patria. Noi dimostreremo all'Europa come la Russia insorge a difesa della Russia,» gridò un aristocratico.
Pierre avrebbe voluto replicare, ma non riuscì a proferire una sola parola. Sentiva che il suono delle sue parole, al di fuori del loro significato, giungeva alle orecchie meno efficace del suono che avevano le parole di quel veemente gentiluomo.
Il'ja Andreiè approvava, alle spalle del piccolo assembramento. Molti si voltavano verso l'oratore alla fine di ogni frase ed esclamavano: «Giusto! È così!»
Pierre avrebbe voluto obiettare che lui non era contrario a sacrificare e denaro e contadini e perfino se stesso; ma che, per essere di valido aiuto, era necessario conoscere concretamente la situazione. Ma non poté parlare. Molte voci gridavano e parlavano insieme, tanto che Il'ja Andreiè non faceva tempo a manifestare a tutti il proprio assentimento; e il gruppo s'ingrossava, si disperdeva, di nuovo si riuniva. Alla fine si spostò in blocco, in un gran ronzare di voci, verso la tavola grande del salone. Pierre non solo non aveva avuto modo di parlare, ma veniva sgarbatamente sospinto e interrotto, gli voltavano le spalle come se fosse stato un comune nemico. Ciò non era dovuto al loro dispetto per il senso