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delle sue parole (se si erano addirittura scordate, visto che molti discorsi erano seguiti al suo) ma perché la folla, per mantenere la sua eccitazione, ha bisogno d'un oggetto tangibile di simpatia e di un oggetto tangibile d'odio. Pierre era appunto quest'ultimo. Molti avevano preso la parola dopo il veemente gentiluomo, esprimendosi tutti nello stesso tono. Molti avevano parlato in termini significanti e in tono eloquente.   
   L'editore dei «Russkij Vestnik», Sergej Nikolaeviè Glinka, che fu subito riconosciuto («lo scrittore, lo scrittore!» si udì esclamare dalla folla), disse che l'inferno si doveva respingere con l'inferno, che lui aveva visto un bambino che sorrideva al fulgore di un lampo e al rombo del tuono, ma che noi non avremmo fatto come quel bimbo.»   
   «Sì, sì, al rombo del tuono!» ripeterono approvando nelle retrovie del gruppo.   
   La folla si avvicinò alla grande tavola intorno alla quale sedevano, in uniforme e fusciacche, i vecchi, settantenni dignitari calvi o canuti, che Pierre aveva visto quasi tutti in casa loro coi buffoni, oppure al club impegnati a giocare a boston. La folla si avvicinò alla tavola senza smettere di vociare. Gli oratori parlavano l'uno dopo l'altro, e certe volte anche a due insieme, spinti dalla ressa che incalzava contro gli alti schienali delle seggiole. Quelli che stavano più indietro si accorgevano di ciò che l'oratore di turno aveva trascurato di puntualizzare, e tosto intervenivano a colmare la lacuna. Altri, in quel caldo e in quel pigia pigia, frugavano nel loro cervello alla ricerca di qualche idea e si affrettavano ad esternarla. I vecchi dignitari che Pierre conosceva bene continuavano a starsene seduti e si voltavano ora verso l'uno ora verso l'altro, mentre la loro espressione diceva una sola cosa: avevano tanto caldo.   

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