erediterà tutto a norma del testamento. E se il testamento e la lettera non sono stati distrutti, a te non resterà altro che la consolazione d'esser stata virtuosa et tout ce qui s'en suit. Questo è poco ma sicuro.»
«Io so che il testamento è stato scritto; ma so anche che non è valido e mi pare che voi mi consideriate completamente stupida, mon cousin,» replicò la principessina con l'espressione con cui parlano le donne che presumono d'aver detto qualcosa d'acuto e di pungente.
«Mia cara Katerina Semënovna!» disse con impazienza il principe Vasilij. «Io non sono venuto qui per avere un battibecco, ma per parlare dei tuoi stessi interessi come con una parente, con una buona, brava, vera parente. Ti dico per la decima volta che, se nelle carte del conte c'è la lettera da lui indirizzata all'imperatore e c'è il testamento a favore di Pierre, tu, mia colomba, come pure le tue sorelle, non siete più eredi del conte. Se non vuoi credere a me, devi chiedere alle persone che se ne intendono: ho parlato proprio ora con Dmitrij Onufriiè (era l'avvocato di casa) e lui ha detto esattamente la stessa cosa.»
Evidentemente qualcosa a un tratto era mutato nei pensieri della principessina; le sue labbra sottili si fecero pallide (gli occhi rimasero gli stessi), e, mentre parlava, la voce le si spezzava in accenti che nemmeno lei si sarebbe attesa.
«Sarebbe un'ottima cosa,» disse. «Io non volevo, né voglio nulla.»
Fece scendere dalle ginocchia il cagnolino e si rassettò le pieghe dell'abito.
«Ecco la gratitudine, ecco la riconoscenza per chi ha sacrificato tutto per lui,» disse. «Magnifico! Benissimo! Io non ho bisogno di nulla, principe.»