«Sì, ma tu non sei la sola; ci sono le tue sorelle,» rispose il principe Vasilij.
Ma la principessina non l'ascoltava.
«Sì, lo sapevo da un pezzo; ma avevo dimenticato che, all'infuori della bassezza, dell'inganno, dell'invidia, degli intrighi, all'infuori dell'ingratitudine, della più nera ingratitudine, in questa casa non potevo aspettarmi nulla...»
«Lo sai o non lo sai dov'è questo testamento?» domandò il principe Vasilij mentre le sue mascelle si contraevano in modo ancor più accentuato di prima.
«Sì, sono stata una stupida: credevo ancora negli uomini; li amavo e ho sacrificato me stessa. Ma soltanto chi è vile e basso ha fortuna nella vita. Lo so bene a chi si devono questi intrighi.»
La principessina fece l'atto di alzarsi, ma il principe la trattenne per un braccio. La principessina aveva l'aspetto di chi tutt'a un tratto perde ogni illusione sul genere umano, e guardava con espressione offesa il suo interlocutore.
«Siamo ancora in tempo, amica mia. Ricordati, Catiche, che tutto questo è stato fatto senza riflettere, in un momento d'ira, di malattia; e poi tutto è stato dimenticato. Il nostro dovere, mia cara, è di correggere questo sbaglio, d'alleviare i suoi ultimi istanti non permettendogli di commettere questa ingiustizia, non lasciandolo morire col pensiero di aver reso infelici le persone che...»
«Le persone che hanno sacrificato tutto per lui,» interruppe la principessina di nuovo alzandosi di slancio, ma il principe la fermò, «cosa che lui non ha mai apprezzato. Non, mon cousin,» soggiunse con un sospiro, «io mi ricorderò che a questo mondo non ci si può aspettare