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ricompensa, che a questo mondo non ci sono né onore né giustizia. A questo mondo bisogna essere scaltri e malvagi.»   
   «Mais voyons, calmati; io conosco bene il tuo meraviglioso cuore.»   
   «No, io ho un cuore cattivo.»   
   «Io conosco il tuo cuore,» ripeté il principe, «apprezzo la tua amicizia e desidererei che tu pensassi di me la stessa cosa. Calmati e parlons raison finché c'è tempo: si tratta forse di ventiquattro ore, forse di un'ora; raccontami tutto ciò che sai del testamento e, soprattutto, dov'è: tu lo devi sapere. Lo prenderemo subito e lo mostreremo al conte. Sicuramente lui se n'è già dimenticato e vorrà distruggerlo. Capisci che il mio unico desiderio è quello di esaudire santamente la sua volontà; solo per questo sono venuto qui. Io sono qui soltanto per aiutare lui e voi.»   
   «Adesso ho capito tutto. Io so di chi sono questi intrighi, lo so,» diceva la principessina.   
   «Non si tratta di questo, anima mia.»   
   «È la vostra protégée, la principessa Drubekaja, la vostra cara Anna Michajlovna, che io non vorrei avere nemmeno per cameriera: quella donna abietta, repellente...»   
   «Ne perdons point de temps.»   
   «Ah, tacete! Lo scorso inverno quella s'è intrufolata qui ed è andata a raccontare tali bassezze, tali infamie al conte a proposito di tutte noi, specialmente di Sophie, che nemmeno posso ripeterle. Il conte è stato malissimo e per due settimane non ha voluto più vederci. In quel periodo, appunto, so che ha scritto quell'ignobile lettera, ma credevo che non avesse alcun valore.»   
   «Nous y voilà. Ma perché non mi avevi detto nulla fino a questo

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