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subitaneo riaccendersi dello spirito patriottico.   
   L'imperatore si allontana dall'esercito per non intralciare l'unità di potere del comando supremo, e spera così che vengano prese le più decisive misure; ma la situazione al sommo della gerarchia militare si fa ancora più confusa e vulnerabile. Benningsen, il granduca e uno stuolo di aiutanti generali di campo permangono presso l'esercito per seguire l'operato del comandante in capo e spronare la sua energia; il risultato è che Barclay, sentendosi ancora meno libero sotto gli occhi di tutti questi occhi dell'imperatore, accentua la sua riluttanza di fronte ad azioni decisive ed evita di dar battaglia.   
   Barclay inclina alla prudenza. Il granduca ereditario insinua l'ipotesi di un tradimento ed esige una battaglia campale. Ljubomirskij, Branickij e Vlòtskij e personaggi consimili gonfiano a tal punto queste voci che Barclay, col pretesto d'inviare dei documenti all'imperatore, spedisce gli aiutanti generali polacchi a Pietroburgo ed entra in lotta aperta con Bennigsen e con il granduca.   
   Finalmente a Smolensk (per quanto Bagration non lo auspicasse affatto) le armate si ricongiungono.   
   Bagration, si reca in carrozza alla casa ove Barclay ha preso alloggio. Barclay cinge la sciarpa, gli va incontro e fa il suo rapporto al superiore di grado Bagration: Bagration, in questa gara di magnanimità, nonostante la maggiore anzianità di grado, fa atto di sottomissione a Barclay; il che, peraltro, non fa che accentuare i loro contrasti. Privatamente, in ossequio agli ordini ricevuti, riferisce al sovrano sulla situazione. Egli scrive ad Arakèeev: «Sia fatto il volere di Sua Maestà, ma io non posso assolutamente reggere, con il ministro (Barclay). Per amor di Dio, mandatemi dove volete, magari a comandare un reggimento, ma qui

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