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non posso più stare. Tutto il Quartier generale è zeppo di tedeschi, un russo ha la vita impossibile, e non si conclude nulla. Volevo servire il mio imperatore e la mia patria, ma in pratica mi trovo al servizio di Barclay, e questa è una cosa che non sopporto.» Lo sciame dei Branicki, Wietzingerode e compagni avvelena ancor più i rapporti dei comandanti e ne consegue un'ancor più fragile unità. Ci si prepara ad attaccare i francesi sotto Smolensk. Un generale viene inviato a ispezionare le posizioni. Costui, che odia Barclay, va a trovare un amico, comandante di corpo d'armata; vi si trattiene per tutto un giorno; poi torna da Barclay e critica su tutti i punti il futuro campo di battaglia che in realtà non ha visto.   
   Mentre proliferano discussioni e intrighi sul futuro campo di battaglia; mentre noi andiamo in cerca dei francesi sbagliando la direzione della ricerca stessa, i francesi piombano sulla divisione di Neverov e si spingono sotto le mura di Smolensk.   
   A Smolensk occorre accettare una battaglia inattesa per salvare le proprie comunicazioni. Cadono migliaia di uomini, dall'una e dall'altra parte.   
   Smolensk viene abbandonata ad onta della volontà dell'imperatore e di tutto il popolo. Ma Smolensk viene incendiata dai suoi stessi abitanti, ingannati dal loro governatore; e questa moltitudine, ridotta di colpo sul lastrico, costituendo un esempio per gli altri russi, vanno a rifugiarsi a Mosca, dominati soltanto dal pensiero delle loro perdite e rinfocolando l'odio contro il nemico. Napoleone avanza, noi ci ritiriamo e in tal modo si viene appunto a creare la situazione che avrebbe segnato la sconfitta di Napoleone.   
   

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