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   Quanto alla guerra la principessina Mar'ja pensava ciò che pensano le donne della guerra. Era in angustia per il fratello, che si trovava laggiù; era inorridita di fronte alla crudeltà degli uomini, che li spingeva a uccidersi a vicenda. Ma non capiva il significato di quella guerra, che le sembrava eguale a tutte quelle che l'avevano preceduta. Non capiva il significato di quella guerra, sebbene Dessalles, il suo costante interlocutore, il quale seguiva con passione le fasi della guerra, cercasse di illustrarle le proprie argomentazioni, e sebbene i «servi di Dio» che si recava in visita da lei riferisse inorridita le voci popolari sulla venuta dell'Anticristo, e sebbene Julie (ora principessa Drubeckaja) tornata in corrispondenza con lei, le scrivesse da Mosca lettere pervase di patriottismo.   
   «Vi scrivo in russo, mia buona amica,» scriveva Julie, «perché ho preso in odio tutti i francesi, e del pari la loro lingua che non tollero più di udire e di parlare... A Mosca noi siamo in preda a un trasporto di entusiasmo per il nostro adorato imperatore.   
   «Quel poveretto di mio marito sopporta fatiche e fame nelle bettole ebree; ma le notizie sollevano più che mai il mio morale.   
   «Senza dubbio avrete sentito parlare dell'eroica impresa di Raevskij, che, abbracciando i suoi due figlioli ha dichiarato: "Morirò con loro, ma non vacilleremo un solo istante!" E in effetti sebbene le forze del nemico fossero due volte superiori alle nostre, non abbiamo vacillato. Noi passiamo il tempo come possiamo, ma alla guerra come alla guerra. La principessa Alina e Sophie passano con me intere giornate, e noi, infelici vedove di mariti viventi, prepariamo le filacce e facciamo lunghe conversazioni. Mancate voi sola, cara amica...» e via di questo passo.   
   La principessina Mar'ja non capiva il significato di quella guerra

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