lungo la quale avvenivano gli spostamenti delle truppe, e gli consigliava di andare a Mosca.
Quel giorno, a pranzo, alle parole di Dessalles - il quale affermava che, a quanto si diceva, i francesi erano entrati in Vitebsk - il vecchio principe si ricordò della lettera del principe Andrej.
«Oggi ho avuto posta dal principe Andrej,» disse alla principessina Mar'ja. «Come? Non hai letto?»
«No, mon père,» rispose la principessina, spaventata.
Infatti, non poteva aver letto una lettera del cui arrivo non aveva neppure udito parlare.
«Parla della guerra, di questa guerra,» continuò il principe con quel sorriso sprezzante che per lui era diventato un'abitudine, ogni qual volta parlava della guerra in corso.
«Dev'essere molto interessante,» disse Dessalles. «Il principe è in grado di sapere...»
«Certo, molto interessante!» intervenne la Bourienne.
«Andate a prendermela,» disse il vecchio principe rivolgendosi a M.lle Bourienne. «Sapete, è sul tavolo piccolo, sotto il presse-papiers.
M.lle Bourienne, raggiante, era balzata in piedi.
«Ah, no...» gridò lui all'improvviso accigliandosi. «Vacci tu, Michail Ivanyè.»
Michail Ivanyè si alzò e andò nello studio. Ma era appena uscito che il vecchio principe, dopo essersi guardato intorno con aria inquieta, gettò lontano il tovagliolo e si avviò lui stesso.
«Non sanno fare niente, imbrogliano tutto.»
Mentre si allontanava, la principessina Mar'ja, Dessalles, M.lle Bourienne e perfino Nikoluška si guardarono in silenzio. Il vecchio