principe ritornò con passo affrettato, seguito da Michail Ivanyè; posò accanto a sé la lettera e lo schema del progetto, e durante il pranzo non permise a nessuno di prenderne visione.
Poi, quando passarono in salotto, porse la lettera alla principessina Mar'ja; spiegò davanti a sé la planimetria del nuovo padiglione per la servitù, sulla quale puntò lo sguardo, poi ordinò alla principessina di leggere ad alta voce. Nel corso della lettura la principessina Mar'ja lanciò al padre un'occhiata interrogativa. Ma questo era immerso nell'esame del progetto.
«Che cosa ne pensate, principe?» si permise di chiedergli Dessalles.
«Io! Che cosa ne penso io?» disse il principe in preda a uno spiacevole soprassalto, senza distogliere gli occhi dalla planimetria dell'edificio.
«È assai probabile che il teatro delle operazioni si porti così vicino a noi che...»
«Ah! Ah! Ah! Il teatro delle operazioni!» esclamò il principe. «Ho detto e continuo a ripetere che il teatro delle operazioni è la Polonia e che il nemico non si spingerà mai al di là del Niemen.»
Dessalles guardò stupito il principe che parlava del Niemen quando il nemico aveva ormai raggiunto le rive del Dnepr; ma la principessina Mar'ja, che non ricordava l'ubicazione geografica del Niemen, pensava che suo padre avesse ragione.
«Quando verrà il disgelo affonderanno nelle paludi polacche. Soltanto quei signori sono incapaci di capire una cosa tanto semplice,» continuò il principe, che in modo palese si rifaceva alla campagna del 1807, svoltasi (secondo lui) tanto di recente. «Bennigsen avrebbe dovuto sbrigarsi a entrare in Prussia, allora le cose avrebbero assunto un'altra piega...»
«Ma, principe...» obiettò timidamente Dessalles, «nella lettera si