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parla di Vitebsk...»   
   «Eh? Come dite? Ah, già, nella lettera...» disse il principe contrariato. «Sì, sì...» A un tratto il suo volto assunse un'espressione cupa. Rimase in silenzio. «Sì, lui scrive che i francesi sono stati sbaragliati presso un fiume... Quale fiume?»   
   Dessalles chinò gli occhi. «Il principe non scrive nulla di simile,» disse in tono sommesso.   
   «Come? Non scrive nulla di simile? Me lo sono inventato io, allora?»   
   Ci fu un lungo silenzio.   
   «Già... già... Sentite, caro Michail Ivanyè,» disse a un tratto il principe risollevando la testa e indicando la pianimetria della costruzione, «tu qui, come penseresti di modificare?»   
   Michail Ivanyè si avvicinò al foglio e il principe, dopo aver parlato con lui della pianta della nuova costruzione, si ritirò lanciando un'occhiata furente a Dessalles e alla principessina Mar'ja.   
   La principessina Mar'ja lesse turbamento e stupore nello sguardo che Dessalles rivolgeva a suo padre; notò il suo silenzio e rimase sbigottita nel constatare che il vecchio principe aveva dimenticato la lettera del figlio sul tavolo del salotto; ma non solo temeva di parlare e di chiedere a Dessalles il motivo del suo stupore e del suo silenzio: addirittura non osava indugiare su un pensiero del genere.   
   La sera Michail Ivanyè si presentò alla principessina Mar'ja per incarico del principe a prelevare la lettera del principe Andrej, dimenticata in salotto. Lei gli consegnò la lettera. Sebbene quella domanda le riuscisse ingrata, si permise di domandare a Michail Ivanyè che cosa stesse facendo suo padre.   
   «Ah, è sempre indaffarato,» esclamò Michail Ivanyè con un sorriso a

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