come il principe, uscģ di casa per salire sulla piccola kibitka dal mantice di cuoio, al quale erano stati attaccati tre pasciuti cavalli roani.
La sonagliera era stata legata e i sonagli riempiti di carta appallottolata: il principe non permetteva che nessuno, a Lysye Gory, circolasse con il campanello. Ma ad Alpatyč, quando era lontano, piaceva viaggiare coi bubboli e la sonagliera. La «corte» di Alpatyč, ossia l'agrimensore, l'impiegato dell'ufficio d'amministrazione, la cuoca di grosso e la cuoca di fino, due vecchie, un ragazzo che faceva da staffiere, il cocchiere e altri servitori, lo accompagnarono fino alla carrozza.
La figlia gli accomodava dietro la schiena e sul sedile i cuscini di piuma foderati di indiana. Una delle vecchie, sorella della moglie, gli passņ di soppiatto un fagottino; poi uno dei cocchieri lo aiutņ a montare prendendolo sotto il braccio.
«Via, via, con tutte queste premure, donnette! Eh, queste donne!» brontolņ con spedito scilinguagnolo Alpatyč imitando il vecchio principe; poi sedette dentro a piccola kibitka. Dopo aver dato le ultime disposizioni all'agrimensore per i lavori in corso (e in questo non si curņ di imitare il principe) Alpatyč si tolse il copricapo di pelo dalla testa calva e si fece tre volte il segno della croce.
«Per amor di Dio se ci fosse qualcosa che non va torna indietro. Jakov Alpatyč. Abbiate pietą di noi!» gli gridņ la moglie alludendo alle voci che correvano sulla guerra e sul nemico.
«Donne, donne! Tutte premure da donnette, queste!» pensava Alpatyč e partģ, girando lo sguardo intorno, sui campi a tratti gialli di segale, altrove ancor verdi di avena, in altri punti neri di terra smossa ove era