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appena iniziata la seconda aratura. Alpatyč procedeva compiacendosi dell'eccezionale raccolto di cereali di quell'anno: contemplava le strisce dei campi di segale, ove qua e lą si cominciava a mietere; e da amministratore qual era faceva le sue considerazioni sulla semina e sul raccolto, e ricapitolava gli ordini ricevuti dal principe, nel timore che qualcuno gli fosse uscito di mente.   
   Dopo due soste per governare i cavalli lungo la strada, la sera del 4 agosto Alpatyč giunse in cittą.   
   Lungo la strada aveva incontrato e oltrepassato carriaggi e truppe. Poi, mentre si stava avvicinando a Smolensk sentģ echeggiare fucilate lontane; ma quei rumori non lo stupirono. Lo sorprese assai di pił, appressandosi a Smolensk, il vedere un magnifico campo d'avena che certi soldati stavano falciando, evidentemente per trarne foraggio; e qua e lą vi si erano accampati; questa circostanza produsse viva impressione su Alpatyč, ma presto se ne scordņ e tornņ a pensare alle proprie incombenze.   
   Da pił di trent'anni, ormai, tutti gli interessi della vita di Alpatyč erano circoscritti alla volontą del principe, ed egli non era mai uscito da questa sfera. Tutto ciņ che non aveva attinenza con l'adempimento agli ordini del principe non soltanto non lo interessava, ma per lui non esisteva nemmeno.   
   Giunto a Smolensk la sera del 4 agosto, Alpatyč si fermņ al di lą del Dnepr, nel sobborgo di Gačensk, alla locanda di Ferapontov presso il quale da trent'anni era uso far sosta. Dodici anni prima, con l'aiuto di Alpatyč, Ferapontov aveva comprato un bosco dal principe, si era dato al commercio e ora era proprietario di una casa, di una locanda e di una bottega di farine del capoluogo. Ferapontov era un contadino sui

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