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   Sguardi avidi, spaventati, impotenti si posarono su Alpatyè quando questi uscì dallo studio del governatore. A differenza di prima, ora istintivamente porgeva l'orecchio al crepitare degli spari, sempre più vicino e intenso. Alpatyè si affrettò a tornare alla locanda.   
   La carta che il governatore aveva consegnato ad Alpatyè diceva quanto segue:   
   «Vi assicuro che sulla città di Smolensk non incombe per ora il minimo pericolo e non vi è probabilità alcuna che possa essere minacciata in seguito. Io da una parte e il principe Bagration dall'altra procediamo per operare il congiungimento davanti a Smolensk, che verrà attuato il giorno 22; e allora le due armate, con le loro forze riunite, potranno erigersi a difesa dei compatrioti della provincia a voi affidata fino a quando i loro sforzi non avranno allontanato da loro i nemici della patria, o fino a quando le loro eroiche schiere non saranno annientate fino all'ultimo combattente. Come potete constatare, è nei vostri diritti tranquillizzare la popolazione di Smolensk, giacché infatti chi è difeso da due armate così valorose può fare assegnamento sulla loro vittoria.» (Istruzioni di Barclay de Tolly al barone Asch, governatore civile di Smolensk nel 1812.)   
   Il popolo, inquieto, vagava per le strade.   
   Carri stracarichi di suppellettili domestiche, di sedie e di credenze uscivano senza posa dagli androni delle case e prendevano a percorrere le strade. Davanti alla casa adiacente a quella di Ferapontov erano fermi carri e carrette, e le donne si accomiatavano, fra singhiozzi e lamenti. Un cane da guardia si aggirava abbaiando tra le gambe dei cavalli.   
   Con passo più affrettato di quello al quale era abituato, Alpatyè entrò nel cortile e si diresse senza indugio alla rimessa; dov'erano riparati i

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