Indice   [800x750]    Website Info


dalla cantina e indugiņ sulla porta. Il cielo del crepuscolo, prima sereno, ora appariva velato di fumo, e attraverso quella coltre fumosa splendeva, stranamente, sospesa alta nello spazio, un'esile falce di luna. Dopo il tremendo frastuono dei cannoni che adesso era cessato, sopra la cittą sembrava incombere il silenzio, interrotto a tratti da un suono che pareva diffuso in tutta la cittą: un suono di passi, un echeggiare di grida lontane, un crepitare d'incendio. I gemiti della cuoca erano cessati. Da due luoghi diversi si levavano al cielo in nere volute le colonne di fumo prodotte dagli incendi. Per la strada soldati transitavano in corsa, disordinatamente, come formiche di un formicaio devastato, con uniformi diverse e in diverse direzioni. Sotto gli occhi di Alpatyč alcuni irruppero in cerca di riparo nel cortile di Ferapontov. Alpatyč uscģ sul portone. C'era un reggimento che bloccava la strada, accalcandosi e affrettandosi per rifluire indietro.   
   «La cittą viene evacuata! Andate via, presto!» gli gridņ un ufficiale che aveva notato la sua presenza; e subito dopo si volse strillando ai soldati: «Ve la do io, a infilarvi nei cortili!»   
   Alpatyč ritornņ all'interno; chiamņ il cocchiere e gli ordinņ di uscire con la kibitka. Dietro di loro uscirono anche i familiari di Ferapontov. Nel vedere quel balenare delle fiamme degli incendi, che adesso, nella luce dell'incipiente crepuscolo, si scorgevano nitidamente, le donne, che fino a quel momento erano rimaste silenziose, scoppiarono a piangere e si misero a vociare, l'occhio fisso sugli incendi. Come a far loro eco, analoghi lamenti risuonarono in altri punti della strada. Alpatyč e il cocchiere sotto la tettoia con mani tremanti assestavano le redini imbrogliate e le tirelle dei cavalli.   
   Quando Alpatyč uscģ dal portone con la kibitka scorse nella bottega

Questo capitolo in: Inglese Francese Tedesco Avanti