Senza rispondere, il principe Andrej estrasse un taccuino, e appoggiandosi a un ginocchio si mise a scrivere col lapis su un foglio che ne aveva strappato. Scriveva a sua sorella:
«Smolensk verrà evacuata. Lysye Gory cadrà in mano nemica fra una settimana. Partite senza indugio per Mosca. Rispondimi subito quando partirete mandando un corriere espresso a Usvjaž.»
Scritto e consegnato il foglio a Alpatyè, gli spiegò a voce come si dovesse organizzare la partenza del principe, della principessina e del figlio col precettore; e dove e come fargli avere una risposta immediata. Ma non aveva ancora finito di dare queste disposizioni, che un ufficiale dello Stato Maggiore a cavallo gli si fece accosto accompagnato dal seguito.
«Siete un comandante di reggimento?» gridò l'ufficiale di Stato Maggiore con un accento tedesco che al principe Andrej era ben noto. «In vostra presenza si incendiano le case e voi non intervenite? Che significa un simile contegno? Voi ne risponderete!» gridò Berg, che adesso era aiutante di Stato Maggiore del comandante l'ala sinistra delle truppe di fanteria della prima armata, un posticino gradevole e molto in vista, come lui stesso diceva.
Il principe Andrej gli lanciò un'occhiata senza nemmeno rispondergli e continuò a parlare ad Alpatyè:
«Sicché, di' loro che fino al dieci aspetterò una risposta, ma se per il dieci non avrò avuto notizia che sono tutti partiti, dovrò abbandonare tutto e venire io stesso a Lysye Gory.»
«Se ho parlato così, principe» riprese Berg, che aveva riconosciuto il principe Andrej, «è perché sono ligio agli ordini ricevuti, che eseguo