bestiame muggiva per la fame, non trovando nutrimento sui prati riarsi dal solleone. Solo di notte, e nei boschi, c'era un po' di frescura, finché durava la rugiada. Ma lungo la strada maestra, che era quella battuta dalle truppe, neppure di notte c'era un po' di frescura. La rugiada era invisibile nell'arido polverone della strada, smossa per più di un braccio di profondità. Non appena albeggiava, il movimento ricominciava. I carriaggi, l'artiglieria affondavano silenziosamente fino al mozzi e la fanteria fino al malleolo in quella polvere molle e soffocante che la notte non era bastata a raffreddare e conservava il calore del giorno innanzi. Una parte di questa polvere sabbiosa si impastava alle ruote e ai piedi, l'altra si sollevava e stagnava come una nube sopra le truppe, appiccicandosi agli occhi, ai capelli, alle orecchie, alle narici e soprattutto ai polmoni degli uomini e degli animali che procedevano lungo quella strada. Quanto più si alzava il sole, tanto più si sollevava la nube di polvere, e attraverso quella polvere calda e impalpabile era possibile fissare il sole ad occhi spalancati, anche se non era celato dalle nuvole. Il sole appariva simile a un grande globo scarlatto. Non c'era un alito di vento e gli uomini soffocavano in quell'atmosfera immobile. Marciavano col naso e la bocca coperti dai fazzoletti. Quando arrivavano nei villaggi, tutti si precipitavano ai pozzi. Si battevano per un goccio d'acqua e la bevevano fino alla melma.
Il principe Andrej aveva il comando di un reggimento, e l'organizzazione del reggimento, il benessere dei suoi uomini, la necessità di ricevere e di impartire ordini assorbivano tutta la sua attività. L'incendio di Smolensk e l'abbandono della città avevano segnato una svolta, nella vita del principe Andrej. Un nuovo sentimento, il rancore contro il nemico, gli faceva dimenticare il proprio dolore. Era