infanzia. Passando davanti allo stagno dove solitamente decine di donne, chiacchierando, battevano e risciacquavano la biancheria, il principe Andrej notò che lo stagno era deserto e che una piccola asse da lavare, galleggiava sull'acqua e vi navigava, semisommersa. Egli si avvicinò alla casetta del guardiano. All'ingresso di pietra non c'era nessuno e il portone era spalancato. I viottoli del giardino erano già invasi dalle male erbe, e vitelli e cavalli giravano in libertà per il parco all'inglese. Il principe Andrej si avvicinò alla serra: i vetri erano spezzati, le piante in vaso in parte rovesciate, in parte disseccate. Chiamò a gran voce Taras, il giardiniere. Nessuno rispose. Girando intorno alla serra, dalla parte della mostra, vide che la palizzata di tavole lavorate era tutta spezzata e le susine strappate dai rami. Un vecchio contadino (che il principe Andrej aveva sempre visto presso il portone fin da quando era bambino) se ne stava lì seduto e intrecciava un paio di lapty su una panchina verniciata di verde.
Sordo com'era, non udì avvicinarsi il principe Andrej. Stava seduto sulla panchina su cui piaceva sedere anche al vecchio principe, e poco discosto di lì aveva appeso le strisce di corteccia di tiglio ai rami di una magnolia disseccata.
Il principe Andrej si avvicinò alla casa. Alcuni tigli del vecchio giardino erano stati abbattuti a colpi di accetta, una cavalla pezzata si aggirava col suo puledro proprio davanti alla casa, in mezzo ai rosai. La casa aveva tutte le imposte sbarrate: solo una finestra al pianterreno era aperta. Un ragazzetto, figlio di servitori, alla vista del principe Andrej scappò dentro.
Dopo aver allontanato la famiglia, Alpatyè era rimasto solo a Lysye Gory. In quel momento era seduto in casa e leggeva le Vite dei santi.