quei successi, sia nell'acquiescenza dei sovrani d'Europa, una maligna congiura il cui unico scopo era quello di causare dispiaceri e motivo d'inquietudine a quel ristretto circolo di cortigiani di cui Anna Pavlovna era esponente. Parimenti da Hélène, che Rumjancev in persona onorava delle sue visite e considerava una donna di rara intelligenza, esattamente come nel 1808 così anche ora, nel 1812, si parlava in termini entusiastici di quella grande nazione e di quel grand'uomo, e si guardava con rimpianto alla rottura con la Francia: cosa che, stando all'opinione delle persone che si riunivano nel salotto di Hélène, era destinata a risolversi in un trattato di pace.
Negli ultimi tempi, dopo il ritorno dell'imperatore dal fronte, in questi diversi circoli salottieri, erano esplosi aperti contrasti, tanto da degenerare in precise dimostrazioni di reciproca ostilità; ma il reciproco orientamento dei due circoli era rimasto immutato. Nel salotto di Anna Pavlovna venivano ricevuti solo i francesi, riconosciuti come legittimisti irriducibili e il patriottismo si manifestava nell'asserzione che bisognava disertare il Teatro Francese, nella pretesa che il mantenimento di una compagnia di attori costava quanto il mantenimento di un intero corpo d'armata. Gli avvenimenti militari erano avidamente seguiti e trovavano credito le voci più incoraggianti sulle sorti del nostro esercito. Nel circolo di Hélène, che simpatizzava per Rumjancev e i francesi, venivano smentite le voci che parlavano di crudeltà commesse dal nemico e incontravano apprezzamento i tentativi di Napoleone volti a una rappacificazione. In questo circolo era oggetto di biasimo chi suggeriva troppo avventatamente alle persone di corte e agli istituti femminili d'istruzione, posti sotto la tutela dell'imperatrice madre, di prepararsi alla partenza per Kazan. In genere, tutta questa faccenda della guerra