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scortese sia verso il principe Vasilij nel salotto di Anna Pavlovna, sia verso la stessa Anna Pavlovna, che aveva accolto con pari giubilo quella notizia; ma egli non poté astenersene).   
   «Mais on dit qu'il est aveugle, mon prince?» disse costui, ricordando al principe Vasilij le sue stesse parole.   
   «Allez donc, il y voit assenz,» rispose il principe Vasilij con la sua voce di basso e la parlata rapida e tossicchiante, con la quale risolveva tutte le difficoltà. «Allez, il y voit assez,» ripeté. «Ma ciò di cui mi compiaccio in modo particolare,» proseguì, «è che l'imperatore gli ha accordato i massimi poteri su tutte le armate, su tutto il territorio: un'autorità di cui nessun comandante in capo ha mai goduto. Abbiamo a che fare con un secondo autocrate,» concluse, con un trionfante sorriso.   
   «Voglia Iddio, voglia Iddio!» disse Anna Pavlovna.   
   L'homme de beaucoup de mérite, ancora un neofita nell'ambiente di corte nel proposito di compiacere Anna Pavlovna, difendendo l'opinione da lei espressa in proposito pochi giorni prima, disse:   
   «Pare che l'imperatore fosse restio a concedere i pieni poteri a Kutuzov. On dit qu'il rougit comme une demoiselle à laquelle on lirait Joconde en lui disant "Le souverain et la patrie vous decernent cet honneur".»   
   «No, no,» lo interruppe tosto con calore il principe Vasilij. (Adesso lui non avrebbe più rinunciato a Kutuzov a favore di nessuno. Secondo il principe Vasilij, non solo Kutuzov era il migliore di tutti, ma tutti lo adoravano.) «No, non è possibile, giacché anche in passato l'imperatore ha avuto modo di apprezzarne il valore.»   
   «Voglia Iddio che il principe Kutuzov,» disse Anna Pavlovna, «assuma realmente i poteri di cui gode e non permetta a nessuno di mettergli i

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