Boguèarovo una palazzina padronale era stata devastata da disertori francesi datisi al saccheggio.
Il dottore insisteva nel sostenere la necessità di trasportare il principe più lontano; il maresciallo della nobiltà inviò alla principessina Mar'ja un funzionario per convincerla a partire al più presto. Il capo della polizia rurale, giunto a Boguèarovo, insistette nel medesimo senso: diceva che i francesi erano a quaranta verste di distanza; che nei villaggi circolavano i proclami francesi e che, se la principessina non fosse partita col padre prima del giorno 15, dal canto proprio avrebbe declinato ogni responsabilità.
Il 15 la principessina si decise a partire. Per tutta la giornata fu assorbita dai preparativi, dalla necessità di impartire ordini e disposizioni per le quali tutti si rivolgevano a lei. Come al solito, trascorse anche la notte fra il 14 e il 15 senza spogliarsi, nella stanza adiacente a quella in cui giaceva il principe. Più volte, destandosi udì i suoi rantoli, quel suo brontolio confuso, il cigolio del letto e i passi di Tichon e del dottore che lo rigiravano. Più volte si pose in ascolto dietro la porta, sembrandole che mugolasse più forte del solito e si rigirasse più sovente nel letto. Non le riusciva di dormire; si avvicinò varie volte alla porta, tendendo l'orecchio, desiderosa di entrare ma senza decidersi a farlo. Sebbene egli non parlasse, la principessina Mar'ja vedeva: sapeva quanto a lui riuscisse sgradita ogni manifestazione di apprensione sul suo conto. Aveva notato come evitasse, contrariato, lo sguardo di lei, che a volte si fissava involontario e ostinato su di lui. Sapeva che una sua visita nottetempo, ad ora tanto insolita, lo avrebbe irritato; ma mai le era sembrata tanto dolorosa, tanto terribile l'ipotesi di perderlo, come in quella notte. Rievocava mentalmente tutta la propria