Pierre non capiva di che si trattasse e ancor meno che cosa volesse dire veiller à vos intérêts; tuttavia si rendeva conto che così doveva essere. Attraverso il corridoio sbucarono in una sala fiocamente illuminata, contigua alla sala da ricevimento del conte. Era uno di quei saloni freddi e sontuosi che Pierre conosceva e ai quali si giungeva per l'ingresso padronale. Ma nel locale, proprio al centro, c'era una tinozza vuota e dell'acqua era stata versata sul tappeto. Un domestico e un chierico con l'incensiere uscirono in punta di piedi verso di loro senza badare alla loro presenza. Entrarono quindi nella sala da ricevimento, che Pierre conosceva: un salone con due finestre all'italiana, con un grande busto e un ritratto a figura intera di Caterina, dal quale si accedeva al giardino d'inverno. Qui sedevano le stesse persone di prima, pressoché nelle stesse pose, e parlavano sottovoce. Ma in quel momento tutti tacquero e si volsero a guardare Anna Michajlovna, che entrava con la sua faccia pallida e piagnucolosa, e il grosso Pierre che la seguiva docilmente a testa bassa.
La faccia di Anna Michajlovna esprimeva la consapevolezza che il momento decisivo era giunto; con i modi di un'indaffarata signora di Pietroburgo, e ancora più ardita di quanto fosse la mattina, tenendo d'occhio Pierre entrò nella stanza. Poiché recava con sé la persona che il morente desiderava vedere, era certa che sarebbe stata ricevuta anche lei. Con un rapido sguardo passò in rassegna tutti i presenti, e avendo notato il confessore del conte, senza inchinarsi ma facendosi piccola all'improvviso veleggiò a passetti veloci verso il sacerdote per accogliere devotamente la sua benedizione e subito dopo quella d'un altro religioso.
«Grazie a Dio avete fatto in tempo,» disse al confessore. «Noi parenti