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stata di buon mattino un'adunanza nel villaggio, durante la quale era stato deliberato di non partire e di aspettare. Ma frattanto il tempo stringeva. Il giorno della morte del principe, 15 agosto, il maresciallo della nobiltà aveva insistito presso la principessina Mar'ja affinché partisse quel giorno stesso, poiché la situazione era ormai pericolosa. Trascorso il 16, aveva detto, non avrebbe risposto più di nulla. Il giorno della morte del principe egli era ripartito prima di sera, ma aveva promesso di venire ai funerali l'indomani. Invece il giorno dopo non aveva potuto venire, in base alle notizie da lui stesso ricevute, i francesi erano avanzati inaspettatamente, ed egli aveva avuto appena il tempo di allontanare dalla sua tenuta la famiglia e gli oggetti di valore.   
   Da trent'anni Boguèarovo era amministrata dallo starosta Dron, che il vecchio principe chiamava Dronuška.   
   Dron era uno di quei contadini forti fisicamente e moralmente che, non appena raggiungono gli anni della maturità, si lasciano crescere una lunga barba e vivono senza mutare in nulla fino a sessanta, settant'anni, senza un capello bianco, senza perdere un dente, dritti e solidi a sessant'anni come a trenta.   
   Poco dopo la migrazione verso i «fiumi caldi», alla quale aveva partecipato come tutti gli altri, Dron era stato nominato starosta di Boguèarovo, e da allora per ventitré anni aveva ricoperto questa carica in modo irreprensibile. I contadini temevano più lui del padrone. I signori, sia il vecchio principe, sia il giovane, sia l'amministratore, lo avevano in grande stima e per celia lo chiamavano ministro. Durante tutti gli anni del suo servizio, Dron non era stato una sola volta ubriaco, o malato; mai, né dopo le notti insonni, né dopo qualsiasi fatica, aveva dato segno di stanchezza; e pur non sapendo leggere né scrivere, non aveva mai

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