nel quale si diceva che gli abitanti non dovevano abbandonare le loro case, che le autorità francesi avrebbero garantito loro la dovuta protezione; e lo porse alla principessina.
«Io credo che la cosa migliore sarebbe di rivolgerci a questo generale,» disse m.lle Bourienne, «e sono sicura che vi sarà usato il dovuto rispetto.»
La principessina Mar'ja lesse il testo del proclama e singhiozzi senza lacrime le contrassero il viso.
«Da chi ci è giunto questo foglio?» domandò.
«Probabilmente hanno saputo che io sono francese... dal nome,» rispose arrossendo m.lle Bourienne.
La principessina Mar'ja, con quel foglio fra le mani si scostò dalla finestra. Pallida in viso, uscì dalla stanza ed entrò nello studio del principe Andrej.
«Dunjaša, chiamatemi Alpatyè, Dronuška, qualcuno,» esclamò, «e dite ad Amal'ja Karlovna che non entri da me,» soggiunse, udendo la voce di m.lle Bourienne.
«Partire subito! Partire al più presto!» si diceva la principessina Mar'ja, inorridendo al pensiero di poter cadere nelle mani dei francesi. «Se il principe Andrej fosse venuto a sapere che lei era in balia dei francesi; che lei, la figlia del principe Nikolaj Andrei? Bolkonskij, aveva chiesto al signor generale Rameau di concederle protezione e aveva approfittato di tanta benevolenza!» Quest'idea la terrorizzava, la faceva sussultare e arrossire, suscitando in lei accessi d'ira e di orgoglio che non aveva mai provato. Vivamente le apparve tutto ciò che c'era nella sua situazione non solo di penoso, ma, soprattutto, di offensivo. «Loro, i francesi, si stabiliranno in questa casa; il signor generale Rameau