«Come mai non ce ne sono?» disse la principessina.
«Tutto a causa di questo castigo di Dio. I cavalli che c'erano li hanno requisiti per l'esercito; gli altri sono morti. È un'annata così. Altro che dar da mangiare ai cavalli, c'è da pensare noialtri a non morire di fame! C'è gente che passa perfino tre giorni senza mangiare. Non c'è più niente, ci hanno ridotti alla miseria.»
La principessina Mar'ja ascoltava attentamente le parole dell'uomo.
«I contadini, dunque, sono ridotti così male? Non hanno più grano?» domandò.
«Muoiono di fame,» rispose Dron, «altro che procurare i carri...»
«Ma tu perché non l'hai detto, Dronuška? Non c'è modo di aiutarli? Io sono pronta a fare tutto quello che posso...»
Riusciva strano alla principessina Mar'ja, capacitarsi che in un momento simile, quando tanto dolore colmava la sua anima, potesse esserci gente ricca e gente povera, e che i ricchi non potessero soccorrere i poveri. Confusamente sapeva, e aveva sentito dire, che esisteva il grano dei padroni e che talvolta veniva distribuito ai contadini; sapeva altresì che né suo padre né suo fratello avrebbero mai negato alcunché ai contadini in caso di bisogno. Temeva soltanto di commettere un errore nel formulare l'ordine di quella distribuzione di grano ai contadini, pur volendolo mettere a loro disposizione. Era contenta, peraltro, di quest'occasione che le veniva offerta, di occuparsi di qualcosa che la distogliesse dal suo dolore, senza doversene vergognare. Chiese dunque a Dronuška quali fossero le esatte necessità dei contadini e a quanto ammontasse il grano padronale a Boguèarovo.
«Noi qui abbiamo del grano padronale, della parte di mio fratello, vero?» domandò.