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squadrone, desiderava approfittare, prima dei francesi, di quei viveri che rimanevano a Bogučarovo.   
   Rostov e Il'in erano di buon umore. Cavalcando verso Bogučarovo, alla volta di una tenuta principesca con una casa padronale, dove speravano di trovare molta servitů e delle belle cameriere, interrogavano Lavruška su Napoleone e ridevano dei suoi racconti, o si rincorrevano per mettere alla prova il cavallo di Il'in.   
   Rostov non sapeva e non s'immaginava che il villaggio verso cui andava era proprietŕ di quello stesso Bolkonskij che era stato fidanzato di sua sorella.   
   Per l'ultima volta Nikolaj e Il'in lanciarono a gara i loro cavalli nella curva prima di Bogučarovo, e Rostov, che aveva sorpassato Il'in entrň per primo al galoppo nella strada del villaggio.   
   «Mi hai sorpassato,» disse Il'in con il viso arrossato.   
   «Sě, sono sempre avanti; sul campo e qui,» rispose Rostov carezzando con la mano il suo cavallo del Don che si era coperto di schiuma.   
   «E io sul mio francese, eccellenza,» diceva dietro a loro, Lavruška, chiamando la sua rozza da tiro un cavallo francese, «vi avrei sorpassati, ma non volevo coprirvi di vergogna.»   
   Si avvicinarono al passo al granaio, davanti al quale c'era una folla di contadini. Alcuni si tolsero i berrettoni; altri, senza scoprirsi, guardavano i cavalieri che si avvicinavano. Due vecchi alti di statura, con i visi rugosi e le barbe rade, uscivano da una taverna e si accostarono ai due ufficiali con il sorriso sulle labbra, traballando e cantando una canzone stonata.   
   «Bravi!» disse ridendo Rostov. «E allora, avete del fieno?»   
   «E come si somigliano...» disse Il'in.   

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