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   «L'alle... eee... graaa... aaa chiac... chie... raaa... taaa...» canticchiava uno dei vecchi, con un sorriso beato sulle labbra.   
   Un contadino uscì dalla folla e si avvicinò a Rostov.   
   «Voi chi sareste?» domandò.   
   «Francesi,» rispose ridendo Il'in. «Ecco Napoleone in persona,» disse indicando Lavruška.   
   «Sicché sareste russi,» domandò ancora il contadino.   
   «E ne avete molte di forze qui?» chiese un altro contadino, basso di statura, accostandosi a loro.   
   «Molte, molte,» rispose Rostov. «Ma perché vi siete radunati qui?» soggiunse. «C'è una festa?»   
   «I vecchi si sono radunati per una faccenda della comunità,» rispose il contadino, allontanandosi da lui.   
   In quel momento, sulla strada che veniva dalla casa padronale, apparvero due donne e un uomo con un cappello bianco, che si dirigevano verso gli ufficiali.   
   «Quella in rosa è mia, guai a chi me la toglie!» disse Il'in, notando Dunjaša che, risoluta, correva verso di lui.   
   «Sarà nostra!» disse Lavruška a Il'in strizzando l'occhio.   
   «Che vi serve, bellezza mia?» le domandò Il'in, sorridendo.   
   «La principessina ha ordinato d'informarsi di che reggimento siete e qual è il vostro nome...»   
   «Questo è il conte Rostov, comandante di squadrone, e io sono il vostro umilissimo servitore.»   
   «Chiac... chieee... raa... taaa!» canterellava il contadino ubriaco, sorridendo beatamente e guardando Il'in, che parlava con la ragazza.   
   Dietro a Dunja?a si avvicinò a Rostov anche Alpatyè che già da lontano

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