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a parlare con voce interrotta e tremante per l'emozione. Rostov ebbe subito l'impressione di qualcosa di romantico in quell'incontro. «Una ragazza indifesa, affranta dal dolore, sola, in balia di rozzi contadini in rivolta! E che strano destino mi ha portato qui!» pensava Rostov ascoltandola e guardandola. «E che dolcezza, che nobiltà nei suoi lineamenti e nell'espressione!» pensava, ascoltando il suo timido racconto.   
   Quando lei disse che tutto era accaduto il giorno successivo ai funerali di suo padre, la voce le tremò. Si voltò e poi, come temendo che Rostov potesse intuire nelle sue parole il desiderio di impietosirlo, lo guardò con un'aria interrogativa e spaventata. Rostov aveva le lacrime agli occhi. La principessina Mar'ja se ne accorse e lo guardò in modo riconoscente con quel suo sguardo radioso che faceva dimenticare la bruttezza del suo viso.   
   «Non so esprimere, principessina, quanto sono felice di essere capitato qui per caso e di potervi dimostrare la mia buona volontà,» disse Rostov, alzandosi in piedi. «Partite pure e io rispondo sul mio onore che nessuno oserà darvi il minimo disturbo se soltanto mi permetterete di scortarvi,» e inchinandosi rispettosamente come ci si inchina a una dama di sangue reale, si diresse verso la porta.   
   Con il suo tono rispettoso Rostov sembrava voler far intendere che egli sarebbe stato ben lieto di far conoscenza con lei, ma non voleva approfittare della sventura che l'aveva colpita per entrare in confidenza.   
   La principessina Mar'ja comprese e apprezzò quel tono.   
   «Vi sono molto, molto riconoscente,» gli disse in francese, «ma spero che tutto questo sia stato solamente un malinteso e che nessuno ne abbia

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