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   Due ore dopo, le carrette erano pronte nel cortile della casa di Boguèarovo. I contadini, pieni di animazione, portavano fuori e caricavano sulle carrette i bagagli dei signori, e Dron, che per desiderio della principessina Mar'ja era stato liberato dallo sgabuzzino dove l'avevano richiuso, ritto nel cortile, impartiva ordini ai contadini.   
   «Non metterla così male,» disse uno dei contadini, un uomo alto con una faccia tonda e sorridente, prendendo dalle mani della cameriera una scatola. «Anche questa costa quattrini. Se la butti così, ecco, o la metti sotto la corda, si rovina. Così non va proprio. Le cose vanno fatte scrupolosamente, secondo tutte le regole. Ecco, così, sotto una stuoia, e coprila con un po' di fieno che la ripara... Così va benone!»   
   «Eh, quanti libri,» diceva un altro contadino che portava gli scaffali della biblioteca del principe Andrej. «E tu non urtarmi! Quanto pesano, ragazzi, sono ben grossi questi libri!»   
   «Sì, chi li ha scritti non si è mica trastullato!» esclamò, strizzando l'occhio in modo significativo, il contadino alto dal viso tondo, indicando i grossi dizionari che stavano ammucchiati sopra.   
   
   Rostov, non volendo imporre la propria compagnia alla principessina, non andò da lei, ma rimase nel villaggio, in attesa della sua partenza. Quando vide la carrozza della principessina Mar'ja lasciare la casa, Rostov montò in sella e la scortò fino alla strada occupata dalle nostre truppe, a dodici verste da Boguèarovo. A Jankovo, alla locanda, si congedò rispettosamente da lei, e per la prima volta si permise di baciarle la mano.   
   «Come fate a dire certe cose,» rispose arrossendo alla principessina

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