«Ebbene, e se lo amassi?» pensava la principessina Mar'ja.
Per quanto si vergognasse di confessare a se stessa di essersi innamorata per prima d'un uomo, che forse mai l'avrebbe riamata, si consolava con il pensiero che nessuno l'avrebbe mai saputo e che non sarebbe stata una colpa da parte sua, se avesse amato fino alla fine della vita, senza parlarne ad alcuno, colui di cui s'era innamorata per la prima e l'ultima volta.
Di tanto in tanto ricordava gli sguardi di lui, la sua partecipazione al suo dolore, le sue parole, e la felicità non le sembrava impossibile. Ed era appunto in questi momenti che Dunjaša notava che lei, sorridendo, guardava attraverso il finestrino della carrozza.
«E doveva venire proprio lui a Boguèarovo e proprio in questo momento!» pensava la principessina Mar'ja. «E doveva proprio accadere che sua sorella rifiutasse il principe Andrej!» E, in tutto questo, la principessina Mar'ja vedeva la volontà della Provvidenza.
Quanto a Rostov, l'impressione ricevuta dalla principessina Mar'ja era stata molto piacevole. Quando si ricordava di lei diventava allegro; e quando i compagni, che avevano saputo della sua avventura a Boguèarovo, ci scherzavano sopra dicendo che, andato per fieno, aveva agganciato una delle più ricche ragazze da marito della Russia, Rostov si adirava. Andava in collera proprio perché l'idea di sposare la mite principessina Mar'ja, che gli era piaciuta, erede di un enorme patrimonio, gli era venuta in mente più volte contro la sua volontà. Per quel che lo riguardava, Nikolaj non poteva desiderare una moglie migliore della principessina Mar'ja: un matrimonio con lei avrebbe fatto la felicità della contessa sua madre, e avrebbe rimesso in sesto gli affari di suo padre; ma non solo, e Nikolaj lo sentiva, avrebbe reso felice la principessina Mar'ja.