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sapeva già in anticipo tutto quello che gli avrebbero detto, e ascoltava solamente perché bisognava ascoltare, come bisogna ascoltare fino in fondo un Te Deum. Tutto quello che aveva detto Denisov era sensato e intelligente. Quello che diceva il generale di servizio era ancora più sensato e ancora più intelligente, ma era evidente che Kutuzov disprezzava sia le cognizioni, sia l'intelligenza e conosceva qualcosa d'altro, che doveva risolvere la situazione, qualcosa d'altro, indipendente dall'intelligenza e dalle cognizioni. Il principe Andrej osservava attentamente l'espressione del viso del comandante supremo, e l'unica espressione che riuscì a scorgervi era un'espressione di noia, di curiosità per ciò che poteva significare il bisbiglio femminile dietro la porta e il desiderio di rispettare le convenienze. Era evidente che Kutuzov disprezzava l'intelligenza e le cognizioni e persino il sentimento patriottico che aveva mostrato Denisov, ma non li disprezzava con l'intelligenza, non con il sentimento, non con le cognizioni (perché non si sforzava neanche di metterli in mostra), ma li disprezzava con qualcos'altro. Li disprezzava con la sua età avanzata, con la sua esperienza della vita. L'unica disposizione che Kutuzov diede di sua iniziativa, durante questo rapporto, riguardava i saccheggi a cui s'abbandonavano le truppe russe. Il generale di servizio, alla fine del rapporto, presentò per la firma a Sua Eccellenza una carta circa l'indennizzo che doveva essere corrisposto dalle autorità militari su richiesta di un proprietario terriero per una certa quantità di avena verde che era stata falciata dai soldati.   
   Kutuzov fece schioccare la lingua e scosse la testa dopo aver sentito di cosa si trattava.   
   «Nella stufa... Al fuoco! E te lo dico una volta per sempre, mio caro,»

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