«Io? È una strana domanda. Parto, perché... be', perché partono tutti e poi io non sono una Giovanna d'Arco, né un'amazzone.»
«Ma sì, sì, datemi un altro straccetto.»
«Se saprà condurre in porto gli affari, potrà pagare tutti i debiti,» il milite continuava a parlare dei Rostov.
«È un buon vecchio, ma molto pauvre sire. E a che scopo prolungheranno il loro soggiorno qui? Da un pezzo volevano andare in campagna. Nathalie, a quanto pare, adesso sta bene, no?» domandò Julie a Pierre, sorridendo maliziosamente.
«Aspettano il figlio minore,» disse Pierre. «È entrato nel corpo dei cosacchi di Obolenskij ed è partito per Belaja Tserkov. Là si sta formando il reggimento. Ma adesso l'hanno trasferito nel mio reggimento e lo attendono da un giorno all'altro. Il conte avrebbe voluto partire già da un pezzo, ma la contessa non vuole a nessun costo lasciare Mosca finché non arriva il figlio.»
«Li ho visti l'altro ieri dagli Archarov. Nathalie è diventata di nuovo bella e allegra. Ha cantato una romanza. Come passa tutto facilmente per certe persone!»
«Che cosa passa?» domandò, contrariato, Pierre.
Julie sorrise.
«Sapete conte che cavalieri come voi si trovano soltanto nei romanzi di Madame de Souza?»
«Che cavaliere? Perché?» domandò Pierre arrossendo.
«Bene, basta, caro conte, c'est la fable de tout Moscou. Je vous admire, ma parole d'honneur.»
«Multa! Multa!» esclamò il milite.
«E va bene. Non si può neanche più parlare, che noia!»