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   Pierre aspirò forte col naso, contrasse il viso con una smorfia e, voltandosi rapidamente, tornò verso la sua carrozza continuando a borbottare qualcosa fra sé, mentre camminava e si metteva a sedere. Durante il percorso trasalì più volte e si mise a gridare così forte che il cocchiere gli domandò: «Che cosa ordinate?»   
   «Ma dove vai?» gridò Pierre al cocchiere che si dirigeva verso la Lubjanka.   
   «Dal comandante in capo, mi avete detto...» rispose il cocchiere.   
   «Idiota! Bestia!» gridò Pierre, insultando, cosa che gli accadeva di rado, il suo cocchiere. «Ti ho detto a casa e fa' presto, scemo. Bisogna partire oggi stesso,» finì di dire fra sé.   
   Pierre, alla vista del francese che veniva fustigato e della folla che circondava il Lobnoe Mesto, aveva deciso definitivamente che non poteva restare oltre a Mosca e che doveva partire, quel giorno stesso, per il fronte, tanto che gli sembrava o d'averlo già detto al cocchiere o che il cocchiere dovesse saperlo da sé.   
   Giunto a casa, Pierre diede ordini al suo' cocchiere Evstafieviè, che tutto sapeva, capace di tutto e noto in tutta Mosca, di mandare avanti i suoi cavalli, perché, in nottata, avrebbe dovuto recarsi a Možajsk, dov'era l'esercito. Tutto questo non poteva essere fatto nel medesimo giorno e perciò, secondo la proposta di Evstafieviè, Pierre dovette rimandare la partenza al giorno successivo, in modo di dar tempo ai cavalli di ricambio di mettersi in viaggio.   
   Il 24 agosto, il cielo si rasserenò, dopo un periodo di cattivo tempo, e quel giorno, dopo pranzo, Pierre partì da Mosca. Scesa la notte, cambiando i cavalli a Perchuškovo, Pierre venne a sapere che quella sera stessa c'era stata una grande battaglia. Si diceva che fino a Perchuškovo

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