Su tutte le facce si vedevano eccitazione e ansia. Ma Pierre aveva l'impressione che la causa dell'insolita animazione che si vedeva espressa su alcune di queste facce, fosse dovuta soprattutto a questioni di successo personale; e non poteva dimenticare l'altra espressione, che aveva veduto su altre facce e che parlava non di questioni personali, ma di questioni comuni a tutti, di questioni di vita o di morte. Kutuzov aveva notato la figura di Pierre e il gruppo che si era formato intorno a lui.
«Chiamatemelo,» disse Kutuzov.
L'aiutante venne a comunicare il desiderio di Sua Altezza Serenissima e Pierre si diresse verso la panca. Ma, ancor prima di lui, a Kutuzov si avvicinò un soldato semplice. Era Dolochov.
«Come mai costui è qui?»
«È una bestiaccia che si ficca dappertutto!» risposero a Pierre. «È stato degradato. Ora ha bisogno di mettersi in mostra. Ha consegnato non so che piani di battaglia e questa notte s'è intrufolato fin dentro alle linee nemiche... Ragazzo in gamba, però!...»
Pierre, togliendosi il cappello, s'inchinò rispettosamente a Kutuzov.
«Ho deciso che, se avessi fatto rapporto a Vostra Eccellenza Serenissima, voi avreste potuto cacciarmi via o dire che sapete già quanto vi riferisco, e allora mi sarei ritirato...» diceva Dolochov.
«Già, già...»
«Ma se invece ho ragione, allora potrò essere utile alla patria per la quale sono pronto a morire.»
«Già... già...»
«E se Vostra Eccellenza Serenissima avesse bisogno di un uomo che non risparmia la sua pelle, vogliate ricordarvi di me... Forse potrò esser