succeda, qualunque imbroglio combinino in alto, domani noi vinceremo la battaglia. Domani, qualunque cosa succeda, noi vinceremo la battaglia!»
«Ecco, eccellenza, la verità, la pura verità,» esclamò Timochin. «A che risparmiarsi adesso! I soldati del mio battaglione, credetelo, non si sono neanche messi a bere la vodka: non è il giorno, dicono.»
Tutti tacquero. Gli ufficiali si alzarono. Il principe Andrej uscì con loro dietro la rimessa impartendo gli ultimi ordini all'aiutante. Dopo che gli ufficiali si furono allontanati, Pierre si avvicinò al principe Andrej, e stava già per incominciare a parlare quando, sulla strada, non lontano dalla rimessa, risuonò lo scalpitio di tre cavalli. Il principe Andrej, guardando in quella direzione, riconobbe Wohlzogen e Clausewitz accompagnati da un cosacco. Essi passarono vicino, continuando a conversare fra loro, e Pierre e Andrej involontariamente udirono queste frasi:
«Der Krieg muss in Raum verlegt werden. Der Ansicht kann ich nicht genug Preis geben,» disse uno.
«O ja,» rispose un altro, «da der Zweck is nur den Feind zu schwächen, so kann man gewiss nicht den Verlust der Privatpersonen in Achtung nehmen.»
«O ja,» confermò la voce.
«Da, im Raum verlegen,» ripeté il principe Andrej sbuffando rabbiosamente con il naso, quando essi furono passati. «Im Raum, a Lysye Gory, a me son rimasti un padre, un figlio, e una sorella. A lui tutto questo non importa. Ecco appunto quello che ti dicevo: questi signori tedeschi domani non solo non vinceranno la battaglia, ma non combineranno che guai con tutte le forze che hanno, perché nella loro testa tedesca non hanno che ragionamenti che non valgono un guscio d'uovo e nel cuore non