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invece abbiamo giocato alla guerra, ecco il male vero, noi facciamo i magnanimi e così via. Questa magnanimità e questa sensibilità assomigliano alla magnanimità e alla sensibilità di una signora che sviene quando vede ammazzare un vitello; è così buona che non può vedere il sangue, eppure mangia con appetito lo stesso vitello con la salsa. Ci parlano dei diritti della guerra, della cavalleria, del parlamentarismo, dei riguardi da usare agli infelici e così via. Tutte sciocchezze. Ho visto nel 1805 la cavalleria, il parlamentarismo: ci hanno ingannato e abbiamo ingannato. Saccheggiano le case degli altri, emettono banconote false e, quel che è peggio, ammazzano i figli, il padre; e poi parlano delle regole della guerra e della magnanimità verso il nemico. Non prendere prigionieri, ma uccidere e farsi uccidere! Chi è giunto a questo, come me, attraverso le stesse sofferenze...»   
   Il principe Andrej, che aveva sempre pensato che gli sarebbe stato indifferente se i francesi avessero preso Mosca come avevano preso Smolensk, si interruppe improvvisamente per uno spasimo inatteso che lo aveva preso alla gola. Fece alcuni passi in silenzio, ma i suoi occhi scintillarono febbrilmente e il labbro gli tremò quando ricominciò a parlare:   
   «Se in guerra non ci fosse questa magnanimità, noi la faremmo solamente quando vale la pena di andare verso una morte certa, come adesso. Allora non ci sarebbero più guerre perché Pavel Ivanyè ha offeso Michail Ivanyè. E se c'è invece una guerra, come adesso, che sia la guerra! E allora il rendimento delle truppe non sarebbe quello di adesso. Allora tutta quella gente della Westfalia e dell'Assia che Napoleone si porta dietro non lo avrebbe seguito in Russia, e noi non saremmo andati a batterci in Austria o in Prussia, senza sapere nemmeno il perché. La guerra non è una cosa

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