«Oh, no!» rispose Pierre, guardandolo con occhi spaventati e pieni di comprensione.
«Va', va', prima della battaglia bisogna dormire,», ripeté il principe Andrej.
Si avvicinò rapidamente a Pierre, lo abbracciò e lo baciò.
«Addio, va',» gridò. «Ci rivedremo o no?...» e, voltandosi in fretta, rientrò nella rimessa.
Era già buio, e Pierre non poté capire se l'espressione del viso del principe Andrej fosse irritata o tenera.
Pierre rimase per qualche tempo in silenzio, lì dov'era, dubitando se dovesse seguirlo o tornare a casa. «No, non ne ha bisogno!» decise poi fra sé, «e io so che questo è il nostro ultimo incontro.» Sospirò penosamente e si avviò per ritornale a Gorki.
Il principe Andrej, tornato nella rimessa, si sdraiò su un tappeto, ma non poté prender sonno.
Chiuse gli occhi. Immagini si susseguivano ad altre immagini. Ce ne fu una sulla quale si soffermò a lungo, con piacere. Si ricordò con vivezza di una sera a Pietroburgo. Nataša gli raccontava, con il viso animato, emozionato, come, l'estate prima, andando per funghi, si fosse smarrita in un grande bosco. Gli descriveva, in modo incoerente, il folto della foresta, le sue sensazioni, e la conversazione con un apicultore che aveva incontrato e, ogni momento, interrompendosi nel suo racconto, diceva: «No, non posso, non racconto come si deve; no, voi non potete capire,» benché il principe Andrej la tranquillizzasse, dicendo che lui capiva, ed effettivamente capisse tutto ciò che lei voleva dire. Nataša era scontenta delle proprie parole, sentiva che non sapeva rendere quella sensazione di appassionata poesia che lei aveva provato quel giorno e ora voleva