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rivelava come nessuno dimenticasse ciò che stava succedendo e doveva ancora succedere nella camera da letto. Pierre si astenne dal mangiare, sebbene ne avesse molta voglia. Si voltò a guardare interrogativamente la sua guida e vide che in punta di piedi essa usciva per tornare nella sala da ricevimento dov'erano rimasti il principe Vasilij e la principessina più anziana. Pierre pensò che anche questo dovesse avvenire, e dopo aver indugiato ancora un poco la seguì. Anna Michajlovna era in piedi accanto alla principessina e tutt'e due parlavano contemporaneamente con un concitato mormorio.   
   «Permettete, principessa, che io sappia da me cosa occorre e cosa non occorre,» diceva la principessina, evidentemente in preda alla stessa agitazione in cui si trovava quando aveva sbattuto la porta della sua stanza.   
   «Ma cara principessina,» diceva con voce mite e molta forza persuasiva Anna Michajlovna, sbarrando la strada della camera da letto e non lasciando passare la principessina, «non sarà troppo affaticante per il povero zio, che in questo momento ha tanto bisogno di riposo? In momenti come questi parlare di cose mondane, mentre la sua anima è già preparata...»   
   Il principe Vasilij se ne stava seduto in poltrona, nella posizione che gli era familiare, con le gambe accavallate. Le sue mascelle trasalivano violentemente, e quando si rilasciavano sembravano più grosse verso il basso; ma egli aveva l'aria di non prendere interesse alla conversazione delle due signore.   
   «Voyons, ma bonne Anna Michajlovna, laissez faire Catiche. Voi sapete quanto le voglia bene il conte.»   
   «Io non so nemmeno che cosa ci sia in questa carta,» diceva la

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