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volta quella sensazione di stupore ostile nei suoi confronti cominciò a trasformarsi in una simpatia affettuosa e scherzosa, simile a quella che i soldati hanno verso i loro animali: cani, galli, capre e, in genere, tutte le bestiole che vivono presso i reparti militari. Quei soldati accolsero subito idealmente Pierre nella loro famiglia, lo adottarono e gli diedero un soprannome. Lo chiamavano fra loro «il nostro signore» e ridevano affettuosamente di lui.   
   Una palla di cannone aveva fatto una buca in terra, a due passi da Pierre. Egli si guardò intorno con un sorriso, mentre si ripuliva il vestito dal terriccio di cui l'aveva coperto.   
   «E come fate a non aver paura, signore, davvero!» si rivolse a Pierre un grosso soldato dalla faccia rossa, mostrando i denti robusti e bianchi.   
   «Perché, tu hai paura, forse?» domandò Pierre.   
   «E come no?» rispose il soldato. «Quella mica ti fa grazia. Se ti piglia, ti fa saltare fuori le budella. Non si può non aver paura,» disse, ridendo.   
   Alcuni soldati si fermarono vicino a Pierre coi visi allegri e affabili. Pareva che non si aspettassero di sentirlo parlare come tutti gli altri, e quella scoperta li fece contenti.   
   «Per noi, è il nostro mestiere di soldati. Ma per un signore, è davvero curioso. E guarda che signore!»   
   «Ai vostri posti!» gridò l'ufficialetto ai soldati raggruppati intorno a Pierre.   
   Quell'ufficialetto esercitava evidentemente il comando per la prima o per la seconda volta e perciò trattava i soldati e i superiori con particolare zelo e formalismo.   

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