Non solo da quel luogo in basso dove egli stava, non si poteva capire che cosa succedesse laggiù, come non lo si poteva dal tumulo dove stavano adesso alcuni suoi generali, ma neanche dalle flèches stesse, dove ora si trovavano alternativamente o insieme russi e francesi, morti, vivi e feriti, in preda allo spavento o a furore. Per la durata di alcune ore, in mezzo al tiro incessante dei fucili e dei cannoni, in quel posto ora apparivano soltanto i russi, ora soltanto i francesi, ora soldati di fanteria ora di cavalleria; apparivano, cadevano, sparavano, si scontravano senza sapere che cosa fare l'uno dell'altro, gridavano e fuggivano indietro.
Dal campo di battaglia, al galoppo, accorrevano ininterrottamente a Napoleone i suoi aiutanti di campo che lui vi aveva mandato e gli ufficiali d'ordinanza dei suoi marescialli con i loro rapporti sull'andamento delle cose; ma tutti questi rapporti erano falsi, sia perché nel fuoco della battaglia è impossibile dire che cosa succede in un dato momento, sia perché molti aiutanti non arrivavano fino al vero luogo della battaglia, ma riferivano ciò che avevano sentito dire da altri; e ancora perché, mentre un aiutante percorreva le due o tre verste che lo separavano da Napoleone, le circostanze mutavano e la notizia che egli portava era già diventata inesatta. Così un aiutante mandato dal viceré giunse al galoppo con la notizia che Borodino era stata presa e che il ponte sulla Kolo?a era nelle mani dei francesi. L'aiutante domandò a Napoleone se ordinasse alle truppe di attraversare il fiume. Napoleone ordinò che si schierassero dall'altra sponda del fiume e che aspettassero; ma non soltanto mentre Napoleone dava questo ordine, ma anche quando l'aiutante si era appena allontanato da Borodino, il ponte era già stato ripreso e incendiato dai russi in quello stesso scontro in cui si era