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   «No,» si rivolse d'improvviso a Berthier, «Io non posso mandare Claparède. Mandate la divisione Friant» disse.   
   Benché non ci fosse alcun vantaggio a mandare la divisione Friant al posto della divisione Claparède e, al contrario, fermare adesso Claparède e mandare Friant presentasse ora persino degli inconvenienti e causasse ritardo nell'azione, l'ordine fu tuttavia puntualmente eseguito. Napoleone non si accorgeva di svolgere, nei confronti delle sue truppe, la stessa parte del dottore che con i suoi medicamenti è di impaccio, parte che egli capiva e condannava così giustamente.   
   La divisione Friant scomparve come le altre nel fumo del campo di battaglia. Da varie parti continuarono a giungere al galoppo gli aiutanti di campo e tutti dicevano la stessa cosa come se si fossero messi d'accordo. Tutti chiedevano rinforzi, tutti dicevano che i russi si tenevano abbarbicati nelle loro posizioni e facevano un feu d'enfer sotto cui le truppe francesi si liquefacevano.   
   Napoleone sedeva meditabondo su una sedia pieghevole.   
   M. de Beausset, che amava viaggiare e, digiuno sin dalla mattina, si avvicinò all'imperatore e osò rispettosamente proporre a Sua Maestà di far colazione.   
   «Spero che ormai potrò congratularmi con Vostra Maestà per la vittoria,» disse.   
   Napoleone scosse, in silenzio, il capo in segno di diniego. Supponendo che il diniego si riferisse alla vittoria e non alla colazione, M. de Beausset si permise di osservare, in modo rispettosamente giocoso, che al mondo non c'erano motivi che avrebbero potuto impedire di far colazione quando era possibile farlo.   
   «Allez-vous...» disse cupamente Napoleone a un tratto; e si voltò

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